Sunday, February 05, 2006

Giorgio Ortona -"Tangenziale Est"




















La sopraelevata di Roma, con i suoi piloni, e il suo serpente di asfalto che sorvola i palazzi, è uno dei soggetti più amati da molti artisti italiani che lavorano sul paesaggio urbano, così da Sergio Ceccotti a Francesco Cervelli, da Olivo Barbieri fino a Giorgio Ortona, la Tangenziale Est è protagonista di quadri, fotografie e film che utilizzano la sua incombenza per rappresentare le differenti "situazioni metropolitane" della capitale.
Questa immagine, del resto, unisce quasi simbolicamente Roma a Campobasso, dove come prima immagine della città, arrivando in macchina o camminando a piedi dalla stazione ferroviaria verso l'università, si incrociano gli intrecci asfaltati dei viadotti che accompagnano il traffico delle auto. Studio 137-3, per le sue due prime mostre, ha deciso così di scegliere due autori romani che lavorano sul tema della Tangenziale come Cervelli e Ortona per tracciare concretamente questo legame emblematico.
Giorgio Ortona, infatti, è uno degli autori più legati alla rappresentazione della Tangenziale, e non a caso il MACRO di Roma conserva un suo quadro che rappresenta proprio la Tangenziale nei pressi della Pantanella, opera acquistata in occasione della mostra "Cantieri Romani" (a cura di Arnaldo Romani Brizzi e Ludovico Pratesi) che proprio negli spazi dell'attuale MACRO celebrava il grande sforzo di rinnovamento della città di Roma in occasione del Grande Giubileo del 2000.
Ortona è un autore molto attento alla rappresentazione della città, e in particolare della periferia storica romana narrata e filmata da Pasolini e Rossellini, in opere dove l’artista è riuscito a condensare il nucleo antico di intonaco, di asfalto e di calore, il chiarore denso e impastato che fonde i palazzi e le strade in un manto polveroso di luce. Il viaggio del pittore è recentemente giunto ad una svolta, ad un punto cruciale di trasformazione che vede la sua opera sospesa tra una figurazione rigorosa e ineccepibile e la sua possibile negazione, tra la tentazione di riprodurre la realtà attraverso una rappresentazione minuziosa e inflessibile e la volontà di ricordare allo spettatore che la pittura è sempre una parafrasi concettuale di quello che ci appare. Le grandi prospettive metropolitane, le scene negli interni e gli stessi autoritratti dell’artista subiscono così dei cortocircuiti improvvisi, denunciano la presenza incongrua di elementi che si insinuano nel tessuto delle immagini, ne interrompono la fluidità, alterano il loro scorrimento e aboliscono la loro plausibilità visiva generando un sentimento di incertezza, un allarme strisciante che mette in guardia lo spettatore dalle sicurezze della percezione e della coscienza. Ortona, a tal fine, utilizza cancellazioni e inserti geometrici, rettangoli, macchie e sovrapposizioni concepiti forse come “filtri” tra lo spazio fittizio del dipinto e il nostro mondo, come un’intersezione temporale tra la figurazione e la nostra visione, sospesa volutamente dall’artista in una condizione di dubbio e di crisi latente. Il supporto della pittura diviene così il terreno per un’analisi serrata dei meccanismi linguistici della riconoscibilità, in una rappresentazione sospesa che lascia allo spettatore il compito di ricomporre e completare il volto interrotto dell’immagine, il mosaico composito e difforme di una città rivelata nel suo corpo vitale, nella sua essenza che la rende il centro e il terreno di scontro delle mutazioni della contemporaneità.



Giorgio Ortona è nato a Tripoli nel 1960, vive a Roma.

Mostre, biografia e opere su: http://www.giorgioortona.com/

Didascalie dal basso verso l'alto:
Tangenziale est 2005 olio su tavola cm 52 x120 (opera esposta a Studio 137-3)
Prenestina 2005 olio su tavola 52 x 120 cm

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