Tuesday, January 24, 2006

Francesco Cervelli













Francesco Cervelli
Il sogno del secolo breve*

Lorenzo Canova

Il Novecento è stato un secolo contraddittorio, un secolo marchiato da guerre, tragedie e da innovazioni straordinarie che molti considerano concluso in realtà dall’attentato dell’11 settembre 2001. Quello che Eric J. Hobsbawm ha definito il “secolo breve” è stato attraversato infatti da tensioni controverse e composite, simbolicamente riassunte dalla scoperta e dalla sistematizzazione freudiana del sogno e dell’inconscio (1900), dall’accelerazione esponenziale delle scoperte scientifiche, inaugurata emblematicamente dalla relatività di Einstein nel 1905, dalle utopie positive del mondo trasformato dalle avanguardie storiche e da quelle tragicamente negative dei regimi totalitari.
Nel suo progetto di mostra, Francesco Cervelli è riuscito così dialogare con le ideologie e le immagini simboliche del secolo appena trascorso, in un ciclo pittorico che rappresenta una sorta di encefalogramma del Novecento, un viaggio all’interno del suo inconscio, personale e collettivo, un percorso che parte dalla stanza del Dr. Freud per arrivare ai Buddha distrutti dai Talebani in Afghanistan, diretto antefatto dell’attacco alle Torri Gemelle. Il pittore è pertanto disceso nel nucleo profondo del Ventesimo secolo recuperando le “icone” che tracciano il cammino di un sogno, le strade di un’ideologia che, attraverso gli strumenti misuratori e “positivi” della scienza, aspirava a comprendere e a dominare la natura e l’uomo fin dentro i meandri più oscuri del creato e dell’anima. Come un sommozzatore, Cervelli si è calato in questo mare per ricomporre le vicende del suo racconto visionario e ineccepibile, per ricostruire i momenti che hanno marchiato indelebilmente quei cento anni, facendo affiorare dalle acque del tempo e della memoria immagini misteriose e, spesso, sconcertanti, unendo il lettino di Freud ad un paesaggio di Villa Borghese a Roma dipinto con tecnica “puntinista”, nel parallelismo tra la volontà di codificare le terre “sotterranee” del sogno e la rappresentazione del mondo che ci circonda attraverso i rigorosi strumenti scientifici della psicoanalisi e delle leggi ottiche, aprendo in questo modo una serie di scenari visivi che potrebbero partire ancora dalla romana Villa Borghese, dal Parco dei Daini divisionista dipinto da Giacomo Balla (il pittore della “Ricostruzione Futurista dell’Universo”), per toccare le allucinazioni controllate del Surrealismo, giungendo infine al pixel che compone il video e i mosaici digitali.
L’artista, nella sua traversata notturna, scopre tuttavia anche le ferite e le cicatrici del Ventesimo secolo, da Hiroshima al Muro di Berlino, ricomponendone le fattezze più crudeli in quadri dove la raffigurazione è ambiguamente sospesa tra un senso di “emersione” dal buio del passato, tra la riscoperta di frammenti cancellati di dolore, di brandelli rimossi di sofferenza, e una sorta di liquefazione che colpisce le immagini, una decomposizione che forse allude non soltanto alla “vanità di tutte le cose”, ma anche ad una sorta di sensazione di fine dei tempi e della storia, di pessimismo che si abbatte sulla certezze delle ideologie, del pensiero e dell’arte.
Il pittore, dunque, nel suo tragitto a ritroso, nel suo “ritorno a monte”, parlando del passato, riesce ad alludere anche all’incertezza dei nostri giorni, alla disillusione di un’epoca che si è conclusa lasciando grandi deserti dietro di sé, per identificare probabilmente un nuovo centro e una nuova direzione nell’atto stesso della pittura, nell’essenza del suo linguaggio, nella sua qualità analitica e nella sua virtù “sciamanica” di entrare nel cuore della realtà, della comunicazione e dei media rivelandone il volto e le motivazioni oggettive. Grazie alla pittura, Cervelli scopre forse la sua meta, la fine del suo pellegrinaggio interiore, il punto focale del rinnovamento e della rinascita individuato nella foresta simbolica che conclude la mostra, nell’auspicio che, al termine degli orrori di un intero secolo, anche quel luogo non abbia patito la sorte di territori analoghi, e che a causa della crudeltà e della cecità dell’uomo anche quella foresta non abbia perduto tutti i suoi abitanti per restare irrimediabilmente vuota.



* testo pubblicato nel catalogo della mostra personale"Ritorno a monte" di Francesco Cervelli, Galleria 9 via della vetrina arte contemporanea, Roma, aprile 2005

Francesco Cervelli (Roma 1965, vive a Roma)

Mostre personali 1994 A piedi nudi, Centro Culturale C. Levi, Genzano di Roma; 1995 Narciso senza specchio, Centro Luigi di Sarro, Roma; 1996 Titolo senza corpo, Galleria il Narvalo, Velletri; 2002 Doppio Verso n°7, Scuderie Aldobrandini per l’Arte, Frascati (con Marco Cingolani); 2005 "Ritorno a monte" Galleria 9 Via della Vetrina Arte Contemporanea, Roma

Selezione mostre collettive: 1996 50° Salon de Realites Nouvelles, Espace Eiffel Branly, Parigi; 1999 Il Sogno degli Angeli, Palazzo delle Esposizioni Roof Garden, Roma; 2003 Animal house, Dag Art gallery, Livorno; 2004 Nel Segno della Pittura, Galleria Civica d’Arte Contemporanea ,Termoli (CB); Faccia a Faccia, Complesso della Madonna delle Grazie, Vitulano; Match, Galleria Russo, Roma; 2005 Premio Termoli, Termoli; Su quel mare purpureo, Galleria Allegretti, Torino; Premio Sabaudia, Sabaudia 2006 Galleria 9 Via della Vetrina Arte Contemporanea, Roma, Artefiera, Bologna

L'opera di Francesco Cervelli esposta a Studio 137- 3 (la prima in alto a sinistra in questa pagina) è:
-Green, 2002, olio su tela, cm 50 x 50
Le altre opere qui pubblicate, dall'alto verso il basso, sono:
-La pietra violata, 2005 olio su tela cm 180 x 220, courtesy 9 via della Vetrina arte contemporanea
-Il grande sogno, 2005, olio su tela cm 200 x 280, courtesy 9 via della Vetrina arte contemporanea
-Green, 2002, olio su tela cm 200 x 280
-Emergente n. 3, 2003, olio su tela cm 40 x 50


1 Comments:

Blogger lapaginanera said...

complimenti davvero, è molto bello il vostro blog

6:25 PM  

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